Breviario laico

KHALI GIBRAN – I FIGLI https://bergamoortodossiahome.files.wordpress.com/2019/05/khalil-gibran-i-figli.pdf

LA MIA ANIMA HA FRETTA https://bergamoortodossiahome.files.wordpress.com/2019/07/la-mia-anima-ha-fretta-mario-de-andrade-.pdf

Emily Sparks

Dov’è il mio ragazzo, il mio ragazzo –
in quale lontana parte del mondo?
il ragazzo che amavo più di tutti gli altri nella scuola? —-
io, la maestra, la vecchia zitella, il cuore vergine,
che di tutti loro avevo fatto miei figli.
Giudicai bene il mio ragazzo,
pensandolo come uno spirito ardente,
smanioso, sempre instancabile?
Oh, ragazzo ragazzo, per cui pregai e pregai
in tante ore di veglia la notte,
ricordi la lettera che ti scrissi
sulla bellezza dell’amore del Cristo?
E che tu l’abbia ricevuta o no,
ragazzo mio, dovunque tu sia,
fa qualcosa per la salvezza della tua anima
perché tutto il tuo fango, tutta la tua scoria
possa soccombere al fuoco,
finché il fuoco non diventi altro che luce!…
Nient’altro che luce!

Edgar Lee Masters – Spoon River Anthology
(Traduzione F.V. 3 luglio 2019)

Grande Spirito io sento la tua voce nel vento …

WAKAN TANKA (GRANDE SPIRITO)

Grande Spirito,
io sento la tua voce nel vento
e il tuo respiro dà vita a tutto il mondo,
ascoltami.

Vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole, ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare tra le cose belle, e fa che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.

Fa che le mie mani rispettino tutto ciò che hai creato, e le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce.

Fammi saggio, così che io conosca le cose che hai insegnato al mio popolo,
le lezioni che hai nascosto in ogni foglia e in ogni roccia.

Cerco la forza, non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per poter combattere il mio più grande nemico: me stesso.

Fa’ che io sia sempre pronto a venire a te, con le mani pulite e gli occhi dritti,
così che quando la mia vita svanirà come luce al tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

(Traduzione F.V. dalla versione in inglese, 6 luglio 2019)

Marie Noel è nata ad Auxerre nel 1883 ed è stata una delle voci più spirituali della Francia moderna. Ha sempre vissuto appartata, umilmente, fuggendo gli onori.
Dopo un tremendo lutto, ha sperimentato il silenzio di Dio.
Con gli anni è poi ritornata al primitivo sentimento religioso. È morta nella sua città natale nel 1967. Qualcuno la vorrebbe santa.

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REQUIEM PER IL BAMBINO MORTO

Si sente in Rama un grande grido. È Rachele che piange i suoi figli (Geremia, 31-15)

Un angelo è venuto venerdì
Da noi per soffocare il mio piccolo
Per portarlo in Paradiso,
Nonostante il suo grido nella primavera
E il suo soffio che di tanto in tanto
Hanno implorato grazia a lungo;
Nonostante il sudore della sua carne
Nonostante la finestra dagli occhi chiari
Che si apre per chiamare l’aria;
Nonostante l’aria che lo sente morire
E spira per soccorrerlo;
e il latte che lo nutre;
e l’acqua che lo fa bere un poco;
e la lana dolce che vuole
riscaldarlo e non può;
Nonostante le mie mani di vano amore
Che vagano senza rimedio attorno
Al male di cui è l’ora e il giorno;
malgrado le donne inginocchiate
e il loro rosario fino in fondo,
che singhiozzano: << pregate per noi >>;
Nonostante l’altro Angelo chiaro, leggero

Il suo – che doveva viaggiare
Sulla terra per proteggerlo…
Tranne contro l’unico pericolo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un Angelo è venuto, il più forte,
per mettere a morte il mio piccolo.
È difficile? È bene
Per un Angelo che non teme nulla,
di soffocare, come una colomba bianca,
il cuore di un fanciullo tremante?
Quel cuore ancora riempito di tempo
Che Dio stesso ha messo dentro
Quel cuore pieno di giochi e giorni
Che non ha ancora fatto il giro di un anno…
Tutta la notte invano battendo
Per salvare l’istante … poi l’istante…
Tutta la notte si è battuto …
Poi all’alba improvvisamente ha taciuto.
E il bambino che io ho male vigilato
Pieno di rimprovero ha guardato,
guardato il cielo senza pietà
per lamentarsi molto lontano da qui…
e bruscamente si sono i suoi occhi
rivolti dalla parte di Dio,
dalla parte di Dio, fisso, nero,
terribile, per non vedermi più.

O mio Dio, ecco le mie ginocchia
Che sono per terra davanti a Voi.
Signore, ecco le mie povere mani
Che davanti a Voi io congiungo invano.
E la mia bocca dove trema la voce
Delle mie preghiere di un tempo,
piena delle parole che Vi sono dovute,
ma tutto il senso è perduto.
Signore, Voi siete Dio, io, niente.
Io lo dico bene, io lo so bene.
È vostro diritto di Onnipotente
Di togliermi la carne e il sangue;
È vostro diritto di aver ragione
Nella disgrazia della mia casa;
Vostro diritto, o Voi più forte,
di condannare i nostri figli a morte.
Voi siete Dio, Voi siete grande,
Colui che può, Colui che prende.
Voi siete Dio, Voi siete buono…
Voi lo siete … ma il mio sangue dice no!
Voi lo siete. Per dirlo meglio,
io lo dico chiudendo gli occhi.
Lo dico, ma così lontano, così piano,
che la mia anima non lo sente.
Lo dico, ma il cuore che avevo
Per crederci, io non l’ho più.
Le mani che confidavo a Voi,
qualcuno me le ha tagliate d’un colpo.
Gli occhi che tenevo levati
Versi di Voi, qualcuno li ha bucati.
Se è un uomo che mi ha fatto
Tanto male, tanto! E dorme pacifico,
se è un uomo, sotto i suoi colpi,
io andrò a cercare rifugio in Voi,
e voi mi vendicherete, Dio santo,
se è un uomo, un assassino.
Se siete Voi, che dirò? Niente.
In voi, Signore, il Male è Bene.
Ah! è una tenebrosa felicità,
è una fortuna da fare paura
essere Dio senza fede né legge,
Dio senza Dio né Padrone che di sé,
che non deve dar conto a nessuno della sorte
dei viventi e dei morti.
Niente è più grande, niente è migliore,
niente è se non essere Voi, Signore!
Ma ahimè! Meglio sarebbe non essere
La creatura di quaggiù.
Meglio sarebbe non essere qui
polvere a vostra discrezione.

Un Angelo è venuto, il più forte,
per mettere a morte il mio piccolo.

(Traduzione F.V. 8 giugno 2019)

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ORAZIONE

Padre senza padre, mai uomo
né bambino,
che non sapete, seduto in pace,
o Signore, il male che il vivere fa
ai vivi.

Padre che non avete corpo,
non sangue,
e non sapete, nero innocente,
il male che fa ai morti la morte
passando.

Padre che non avete cuore,
puro spirito,
senza lacrime, senza pena, senza paura,
ricordatevi il nostro Salvatore
che ha sofferto.

Imparate da lui il dolore
del trapasso
e la pietà grande, il pianto
che vuole da Voi la grande infelicità
di quaggiù.

(Traduzione F.V, 19 giugno 2019)

Francesco di Bernardone nacque nel 1182 da una ricca famiglia di Assisi. Il suo nome vero era Giovanni ma fu soprannominato “Francesco”, cioè “francese”, perché la madre era provenzale. In età giovanile abbandonò tutto, si fece povero e fondò l’ordine religioso francescano. Mori nel 1226 e due anni dopo fu proclamato santo dalla Chiesa Cattolica Romana, non da quella Ortodossa perché vissuto dopo il grande scisma. Nel 1939, il papa Pio XII dichiarava San Francesco di Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d’Italia.
Il suo “Cantico delle creature”, scritto in italiano-umbro è il primo componimento nella nostra lingua di cui si conosca anche il nome dell’ autore. Qui viene riportato nella traduzione in lingua italiana attuale
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CANTICO DELLE CREATURE

Altissimo, Onnipotente Buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di nominarti.
Lodato sii, mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu per mezzo di lui ci illumini. E lui è bello e raggiante con un grande splendore, di te, Altissimo mostra il significato.
Lodato sii o mio Signore, per la sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per il fratello vento, e per l’aria e per le nuvole e il sereno e ogni tempo tramite il quale alle creature dai sostentamento.
Lodato sii mio Signore, per la sorella acqua che è molto utile e umile, preziosa e casta.
Lodato sii mio Signore, per il fratello fuoco, con il quale illumini la notte, e è bello, allegro e robusto e forte.
Lodato sii mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale sostenta e ci mantiene e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba.
Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.
Beati quelli che sopporteranno questo in pace, perché da te, Altissimo, saranno incoronati.
Lodato sii mio Signore per la nostra sorella morte del corpo, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno nei peccati mortali.
Beati quelli che lei troverà mentre stanno rispettando le tue volontà. La seconda morte non farà loro male.
Lodate e benedite, il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

(Traduzione F.V. 4 giugno 2019)

Francis Jammes (1868 – 1938) è stato un poeta francese. Dopo essere stato bocciato all’esame di maturità, scoprì la poesia attraverso l’opera di Baudelaire. Trovò un impiego e continuò a scrivere poesie. Dai ventinove anni si dedicò solo alla scrittura. La sua poesia è fatta di serena contemplazione delle cose, della natura, dei sentimenti semplici e quotidiani.

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PREGHIERA PER ANDARE IN PARADISO CON GLI ASINI
Quando bisognerà andare incontro a voi, o mio Dio, fate
che sia un bel giorno in cui la campagna in festa
sia piena di pulviscolo luminoso. Io desidero, così come ho fatto quaggiù,
scegliere un cammino per andare, come mi piacerà,
in Paradiso, dove ci sono le stelle in pieno giorno.
Prenderò il mio bastone e sulla grande strada
andrò, e io dirò agli asini, miei amici:
Io sono Francis Jammes e vado in Paradiso,
perché non c’è inferno nel paese del buon Dio.
E dirò loro: “Venite, dolci amici del cielo azzurro,
povere bestie care che, con un brusco movimento dell’orecchio,
scacciate le mosche, i colpi e le api.”
Che io Vi appaia in mezzo a queste bestie
che io amo tanto perché abbassano la testa
dolcemente, e si arrestano unendo i loro piccoli piedi
in un modo così dolce che vi fa pietà.
Io arriverò seguito dalle loro migliaia di orecchi,
seguiti da quelli che portano sul fianco delle ceste,
da quelli che trainano i carri dei saltimbanchi
o i carri di piumini e di pentole di stagno,
da quelli che hanno sul dorso dei bidoni ammaccati,
dalle asine incinte come otri, dai passi rotti,
da quelli a cui si mettono dei piccoli pantaloni
a causa delle piaghe bluastre e sanguinanti che fanno
le mosche testarde che vi si attaccano attorno.
Mio Dio, fate che con questi asini io venga da Voi.
Fate che, nella pace, gli angeli ci conducano
verso i ruscelli erbosi dove tremano le ciliegie
lisce come la carne ridente delle fanciulle,
e fate che, accolto in questo soggiorno delle anime,
sulle vostre acque divine, io sia simile agli asini
che vedranno la loro umile e dolce povertà
nella limpidezza dell’ amore eterno.

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PREGHIERA PER AVERE UNA DONNA SEMPLICE
Dio mio, fate che quella che potrà esser la mia sposa
sia umile e dolce e divenga la mia tenera amica;
che ci addormentiamo tenendoci per mano;
che ella porti al collo, un po’ nascosta tra i seni,
una catena d’argento con una medaglia:
che la sua carne sia più liscia più tiepida e dorata
della prugna che dorme sul declinare dell’estate;
che ella conservi nel suo cuore la dolce castità
che fa sì che, abbracciandosi, si sorrida e si taccia;
che ella diventi forte e vegli sulla mia anima
come un’ape sul sonno di un fiore;
e che il giorno in cui morirò, mi chiuda
gli occhi e che mi doni per sola preghiera
l’inginocchiarsi, con le dita congiunte, sul mio giaciglio,
con quel gonfiore di dolore che soffoca.

(Traduzioni F.V. 30-31/5/2019)

Una persona spesso diceva di essere ateo. Nessuno ci credeva ma forse era proprio così. Oggi ho trovato in rete questa riflessione di don Luciano Sanvito (sacerdote della Chiesa Cattolica Romana, spesso controcorrente) e con il suo permesso la pubblico.

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L’ATEISMO
L’ateismo è una situazione fondamentale di base, che ci dona la purezza originaria per accedere ad ogni vera e autentica dimensione della vita.
Anche la religione, per essere autentica, deve partire da una base di ateismo, di purezza e di vuoto, dove poter iniziare ad accogliere la costruzione autentica di sé, dell’altro e del mondo.
L’ateismo, favorito dall’unione con la ragione, fa muovere anche la religione, e ne è il motore autentico e efficace.
Se la religione non si basa sul fondamento ateo, perde valore, senso e significato.
L’ateismo, viceversa, riempendosi del contenuto della religione … le dona significato .…
Ateismo e religione, in realtà, sono gemelli della stessa realtà umana…
Da http://sanvitodonluciano.blogspot.com/

Madre Teresa di Calcutta (1910-1997) diceva di sé: “Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo”.

La sua missione di vita è stata quella di servire i più poveri tra i poveri.

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Scritto sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta e attribuito a Madre Teresa:
Le persone sono spesso irragionevoli, irrazionali ed egocentriche;
Perdonale comunque.
Se sei gentile, le persone potrebbero accusarti di essere egoista, di avere secondi fini;
Sii gentile comunque.
Se hai successo, troverai alcuni falsi amici e dei veri nemici;
Abbi successo comunque.
Se sei onesto e sincero, le persone potrebbero ingannarti;
Sii onesto e sincero comunque.
Ciò che per anni hai costruito, potrebbe essere distrutto da qualcuno in una notte.
Costruisci comunque.
Se trovi la serenità e la pace, qualcuno può essere geloso;
Sii felice comunque.
Il bene che oggi fai, sarà spesso dimenticato;
Fai il bene comunque.
Dai al mondo il meglio che hai e non sarà mai abbastanza;
Dai il meglio comunque.
In fondo tutto avviene tra te e Dio.
Mai comunque tra te e loro.”
(traduzione F.V. 21/5/2019)


Giuseppe Ungaretti – LA MADRE https://bergamoortodossiahome.files.wordpress.com/2019/07/ungaretti-la-madre.pdf


Rabindranath Tagore, (Calcutta 1861 – Santi Niketan 1941), è stato un poeta, drammaturgo, musicista, pittore e filosofo indiano. Si fece portavoce di un messaggio di armonia universale che supera i confini tra razze e popoli. Nel 1913 ricevette il premio Nobel per la letteratura. L’immensa e geniale produzione letteraria comprende opere in bengali, tradotte in gran parte in inglese dall’autore. Dal punto di vista religioso è panteista secondo l’antica concezione indiana affermata nelle Upaniṣad. Musicò alcune delle sue poesie e compose numerosi inni, fra cui Jana Gana Mana, inno nazionale indiano.

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Signore della vita, potrò per sempre stare davanti a te?
Signore di tutti i mondi, dovrò stare davanti a te a mani giunte?
Sotto il tuo grande cielo senza rive, umile nella solitudine e nel silenzio?
Starò davanti a te in questo tuo mondo tumultuoso, tra il lavoro e la lotta, in mezzo alle moltitudini di uomini?
E quando la mia opera in questo mondo sarà compiuta, o Re dei re, potrò stare davanti a te, solo e in silenzio?
(Traduzione F.V., 20/5/2019)

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L’INIZIO
“Da dove sono venuto, dove mi hai preso?” chiese il bambino a sua madre.
Rispose, metà piangendo, metà ridendo e stringendo il bambino al seno,
“Tu eri nascosto nel mio cuore come un suo desiderio, mia caro.
Eri nelle bambole dei giochi della mia infanzia; e quando con argilla
Ho fatto l’immagine del mio dio ogni mattina, ti ho fatto e disfatto allora.
Sei stato incastonato con la nostra divinità domestica, nella sua adorazione ti ho adorato.
In tutte le mie speranze e i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre hai vissuto.
Nel grembo dello Spirito immortale che governa la nostra casa sei stato nutrito per secoli.
Quando nella fanciullezza il mio cuore apriva i suoi petali, tu eri sospeso come
una fragranza su di esso.
La tua tenera morbidezza sbocciò nelle mie membra giovanili, come un bagliore dentro
il cielo prima dell’alba.
Primo tesoro del cielo, nato da gemelli con la luce del mattino, sei fluttuato nel flusso della vita del mondo, e alla fine ti sei arenato nel mio cuore.
Mentre guardo il tuo viso, il mistero mi travolge; tu che appartieni a tutti sei diventato mio.
Per paura di perderti ti stringo forte al mio petto. Quale magia ha intrappolato il tesoro del mondo in queste mie deboli braccia? “
(Traduzione F.V. 1/6/2019)